Siamo una associazione di volontariato con sede a Cuggiono (Mi). Con questo nome nasciamo nel marzo 1998, ma la nostra origine andrebbe fatta risalire al settembre 1991, quando ci organizzammo più informalmente come "Comitato difesa ambientale Cuggiono-Castelletto", durante una estesa mobilitazione territoriale volta a impedire la realizzazione di una grande discarica di rifiuti urbani nel paese confinante di Buscate (Mi).
In quella mobilitazione, che per quasi tre anni vide una vivace crescita di consapevolezza sui temi ambientali, il ruolo del nostro comitato fu essenzialmente quello di orientare i cittadini alla ricerca di soluzioni alternative a discariche e inceneritori, attraverso l’organizzazione di partecipati convegni sulla raccolta differenziata, sulla riduzione dei rifiuti, sull’auto-organizzazione del compostaggio domestico e di quartiere.
Altro tema che ci vide particolarmente impegnati fu l’addestramento all’uso di metodi non violenti in una situazione di estrema contrapposizione sociale, che aveva conosciuto anche un massiccio intervento delle forze dell’ordine e provocato diversi feriti, anche tra persone anziane presenti al “presidio”, quella sorta di villaggio di Asterix nato ai bordi della cava che si voleva trasformare in discarica, presidiato giorno e notte in quei tre anni.
La vicenda si concluse positivamente il 31 dicembre 1993 e le elaborazioni dei convegni, contestualmente alla caduta della giunta regionale (era il tempo di Mani Pulite), furono anche stimolo alla nascita della prima legge lombarda sulla raccolta differenziata. Sul nostro territorio si iniziava così la raccolta differenziata porta a porta, in anticipo rispetto a quanto avvenne poi in altre realtà regionali.
Non facemmo in tempo a gioire di questa vittoria che, solo due mesi dopo (28 febbraio 1994), l’esplosione di un pozzo petrolifero appena al di là del Ticino (Agip favoleggiava l’esistenza di una grande riserva petrolifera sul nostro territorio) inondò di petrolio misto ad acqua ben 24 km² di risaie. Si dimostrava così che la supposta “nuova Dallas”, ottenuta con trivellazioni a profondità record di oltre 6000 metri, prevalentemente sulla sponda piemontese, era tutt’altro che priva di rischi. Le trivellazioni sarebbero dovute continuare anche sulla sponda lombarda, tra cui quattro a Castelletto di Cuggiono, in pieno Parco del Ticino.
La mobilitazione, che si estese a macchia d’olio (o di petrolio, in questo caso), seppe unire queste vicende locali a problemi più generali, come l’inadempienza italiana sull’obbligo di Valutazione di Impatto Ambientale per queste perforazioni: direttiva allora ignorata in Italia. Alexander Langer ci fece efficacemente da sponda e il nostro caso fu portato all’attenzione europea. La morte di Alex (3 luglio 1995) e lo sconforto che ne seguì ci segnarono profondamente, ma grazie al suo giovane collaboratore Uwe Staffler e al Prof. Gianni Tamino, subentrato a Langer, riuscimmo a recarci in ottobre a Strasburgo. Una nostra nutrita delegazione (anche con bambini portatori di centinaia di letterine) convinse gli europarlamentari italiani di ogni tendenza politica a fare proprie, all’unanimità, le nostre posizioni. Riportata poi a livello regionale, questa presa di posizione portò tutte le forze politiche del Pirellone a pronunciarsi a nostro favore, bloccando quindi ulteriori trivellazioni petrolifere nel Parco del Ticino.
Fu in quell’incontro a Strasburgo che venimmo a conoscenza degli Ecoistituti, forme associative presenti nei paesi di lingua tedesca basate su un forte atteggiamento progettuale e non solo oppositivo. Questo modo di porsi, che del resto era sempre stato il nostro, e i contatti successivi con l’Energie und Umweltzentrum di Springe (Hannover) ci suggerirono di cambiare nome. Non più Comitato difesa ambientale: ci “ribattezzammo” Ecoistituto della Valle del Ticino.
In quegli anni partecipammo, in rappresentanza della Regione Lombardia, a un progetto internazionale che coinvolgeva 11 regioni a cavallo delle Alpi, dal significativo nome “Azione 2000 - Arge Alp, comune energeticamente consapevole”, che ci permise di entrare in contatto con comunità locali austriache, svizzere e tedesche decisamente più avanti sulle tematiche energetiche. Fu in quel contesto che elaborammo il progetto di rimessa in funzione di una centralina idroelettrica sul nostro territorio.
Come associazione, nonostante il numero limitato di soci, cerchiamo di occuparci di diversi temi, non solo ambientali o energetici, ma anche culturali, sanitari, artistici, di ricerca storica su temi quali cooperazione, Resistenza ed emigrazione, che a Cuggiono a cavallo tra Ottocento e Novecento toccò livelli da esodo biblico (5260 migranti su una popolazione media tra il 1861 e il 1911 di 5000 abitanti).
Tra i nostri “sogni nel cassetto” vi è infatti la nascita di un centro di documentazione di respiro regionale sui temi migratori, attraverso la ristrutturazione del piano superiore della grande villa di impianto settecentesco esistente in paese (Villa Annoni).
La nostra sede è situata in una ex chiesa settecentesca (Santa Maria in Braida), ammalorata e non più adibita al culto da tempo, che abbiamo recuperato attraverso una larga partecipazione di cittadini di ogni età. Ribattezzata alla sua reinaugurazione nel 2007 “Le Radici e le Ali”, viene messa gratuitamente a disposizione delle associazioni esistenti in paese (da ciascuno secondo le sue possibilità, a ciascuno secondo i suoi bisogni).
Da più di trent’anni editiamo il trimestrale La Città Possibile. Esce senza pubblicità, sostenuto da cittadini con un abbonamento annuo al limite del simbolico (10 €).
Dal 1992 organizziamo "La Festa del Solstizio d' Estate", una festa di tre giorni negli spazi di Villa Annoni e del suo parco (il più esteso della Lombardia dopo quello di Monza) con l’intento di far emergere quanto di interessante nasce dal basso: un contenitore di attività culturali, sociali, musicali, associative, ludiche e conviviali, decisamente apprezzato sul territorio. Festa autogestita che ha contribuito, oltre a stimolare la collaborazione tra associazioni, a far conoscere questi spazi allora quasi per niente frequentati.
Altro aspetto che ci vede presenti è quello di intervenire su aree del paese attraverso piantumazioni o realizzazioni di interventi artistici sostenuti collettivamente, che stimolino la partecipazione dei cittadini e li aiutino a superare il concetto della pura delega alle istituzioni nella realizzazione di miglioramenti della comunità locale.
Tra le “utopie” che stiamo attualmente perseguendo, la più difficile è quella di far nascere una Cooperativa di Comunità indirizzata al recupero di edifici dismessi. Scommessa tutt’altro che semplice, soprattutto di questi tempi… ma perché non provarci? Del resto, come si diceva un tempo: “È solo cercando l’impossibile che si è realizzato il possibile”.
Quindi… questo piccolo gruppo di sognatori… come poteva non associarsi a CO-energia?



